Conosco esattamente il capo che mai vorrei avere. Lo conosco perché l’ho già avuto. La sensazione di difficoltà, di incapacità e di inadeguatezza che provavo nel lavorare con lui è ancora vivida.
Potrei soprannominarlo il gabbiano perché, similmente a tali volatili che volano alti per scendere improvvisamente ad afferrare un pesce, lui era solitamente poco rintracciabile per poi comparire all’improvviso e diventare un micro-manager che intende gestire tutte le attività in prima persona o inondando i subordinati di direttive stringenti.
Per giorni non si riusciva a parlare con lui, preso da mille riunioni. Quindi le attività, i problemi e le decisione erano, implicitamente, delegati al sottoscritto. Per quanto possa fare piacere la responsabilità, credo che per una giovane persona agli inizi di carriera sia utile potersi confrontare con un senior per confrontare le idee ed essere rassicurato e supportato. Purtroppo ciò non accadeva e spesso mi sentivo perso nella montagna di attività e nella mancanza di conoscenza “del contorno aziendale” che mi permettesse di prendere le decisioni giuste. Mi sentivo abbandonato e frustrato.
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